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Firenze Forli Bologna Ancona Milano Roma |
63 km 45 km 120 km 212 km 320 km 340 km |
1 ora 45' 50' 1 ora 50' 2 ore 30' 3 ore 45' 4 ore 10' |
1. Premessa
San Benedetto in Alpe è noto come punto di partenza per l'escursione alla cascata dell'Acquacheta. Lo scrittore forlivese Marco Galizzi, in un recente e simpatico libro, ha scritto: “Anche solo una volta nella vita, se puoi, percorri il sentiero che da San Benedetto in Alpe, costeggiando il torrente Acquacheta, porta a uno dei luoghi più suggestivi dell'Appennino romagnolo. Un'acqua limpidissima tra rocce e gradoni per novanta metri di salto, la cascata dell'Acquacheta. Rimani in ascolto tra foreste di querce, castagni, faggi e sempreverdi, lascia che le musiche di quel palcoscenico colorato ti parlino a fondo della Romagna” (1).
Ogni anno sono moltissimi quelli che seguono il consiglio di Galizzi, specialmente in primavera, quando la portata del torrente è maggiore. Percorrono il sentiero abbastanza agevole, che conduce in un'ora e mezza circa davanti alla cascata. Attraversando il torrente, in pochi minuti si sale alla sommità della caduta dell'acqua, bellissimo punto panoramico che domina l'intera valle dell'Acquacheta, e alla Piana dei Romiti, vasto altopiano contornato dai monti.
Il fascino dei luoghi colpì e ispirò anche Dante Alighieri, che li citò nella Divina Commedia (2), paragonando la “caduta” dell'Acquacheta alla cascata del fiume infernale Flegetonte che separa il settimo dall'ottavo cerchio dell'inferno. Grazie a Dante l'Acquacheta ha conquistato imperitura fama letteraria.
Ma a chi vi si reca San Benedetto non ha solo da offrire la bellezza del proprio paesaggio. Vale la pena scoprire il piccolo nucleo superiore del paese, Poggio, che nasconde i resti di una delle più antiche Abbazie benedettine.
2. Dove si trova
Distante 45 chilometri da Forlì e 64 da Firenze, sul versante nord orientale dell'Appennino tosco romagnolo, San Benedetto in Alpe è l'ultimo paese della Romagna prima del passo del Muraglione.
Il paese, che deve il suo nome alla secolare Abbazia benedettina, è diviso in due parti:
L'iscrizione di una lapide vicina alla porta di ingresso attesta che i lavori di ricostruzione della chiesa furono completati nel 1723. La chiesa è ad aula unica. Il tetto è sostenuto da capriate lignee. Cinque gli altari addossati alle pareti con colonne laterali di stile rinascimentale coronate da capitelli corinzi.
Nelle due colonne laterali dell'altare maggiore, sopra i capitelli, sono scolpiti due grandi vasi dai quali si sprigionano fiamme.
Il Capitolo della Basilica di San Lorenzo di Firenze, al quale la chiesa era stata concessa nel 1526, decise di abbattere il muro e la cappella di sinistra e di ricostruirla spostandola tutta sulla destra demolendo così metà del chiostro dell'antico monastero. Osserva in proposito Ugo Maestri nel suo saggio sulla storia del paese: “In tal modo la nuova chiesa viene a risultare più piccola della vecchia, non ha più la forma della croce latina, perde il pregio dell'abside, della cripta e delle cappelle sull'asse minore della croce” (7).
Il Bandini la descrive “a forma quasi quadrata, con quattro archi sorretti da due artistiche colonne, alte, senza il piedistallo e il capitello, m. 1,25 e con una circonferenza ai due capi di cm. 86. Le colonne sono a forma quadrata, coi lati slabbrati, in modo che assumono la forma ottagonale. Tali colonne sono piantate nel centro della cripta, sono sormontate da capitelli che imitano lo stile bizantino. Da ciascun capitello partono quattro archi che vanno ad appoggiarsi sulle colonne aderenti al muro e toccano terra. L'arco che va verso l'altra colonna poggia sull'altro capitello, e quello che va verso la piccola finestra si biforca e poggia, lateralmente alla finestra, in una colonna adiacente al muro fino a terra. Da ciascun capitello partono ancora altri quattro crinali dirigentesi al centro dell'arco e formanti volte a botte e a crociera” (8). La cripta ospita ora le presunte reliquie dei martiri cristiani Primo e Feliciano, che in precedenza erano collocate sotto l'altare maggiore.
Non ci sono documenti che ci indichino con certezza quando ebbe origine l'insediamento monastico e quando fu eretta l'Abbazia. Qualche indicazione sulla datazione dell'edificio ci viene dai responsabili degli scavi del 1987, i quali, pur premettendo che “nessun documento né dato materiale ci informa circa la cronologia dell'edificio”, così concludono: “Da un punto di vista strutturale la cripta nasce intorno alla chiesa, non appartiene cioè ad un edificio preesistente. Una datazione intorno alla prima metà del secolo XI potrebbe indizialmente essere proposta” (9). Il dibattito sull'argomento è stato intenso e molto ben illustrato in un recente e documentatissimo libro di Giuseppe Rainetti (10) che consigliamo a tutti gli interessati. In questa sede accenniamo solo al fatto che sono numerosi i documenti antichi che riguardano, o comunque citano, l'Abbazia di San Benedetto in Alpe. Le fonti relative all'Abbazia risalgono agli inizi del secolo XI, anche se l'esistenza di un nucleo di eremiti in questa zona può essere assegnata a periodi precedenti. É documentato che, grazie a donazioni e acquisti, quella di San Benedetto in Alpe era nel XII secolo una delle più ricche e potenti abbazie dell'Appennino tosco-romagnolo. I possedimenti dell'Abbazia si estendevano nelle diocesi di Forlì, Forlimpopoli, Faenza e Firenze. Il monastero raggiunse l'apice della sua influenza durante il XIII secolo, quando anche i fabbricati che lo componevano assunsero notevoli dimensioni: tutta l'area dell'attuale abitato di Poggio era infatti allora probabilmente occupata dalle celle dei monaci, le quali su due file formavano un borgo ai lati della strada rettilinea che ancora oggi parte dalla chiesa abbaziale. I secoli XIV e XV segnano la decadenza dell'Abbazia, che vede progressivamente diminuire i suoi monaci, finché nel 1499 l'Abate di San Benedetto consegna i pochi beni e i privilegi che ancora l'Abbazia possedeva nelle mani di Papa Alessandro VI. Il Maestri così riassume gli eventi dei secoli successivi: “Come prima conseguenza viene soppresso nell'Abbazia l'Ordine benedettino e nell'anno 1500 l'unico monaco rimasto ha il solo compito delle funzioni proprie della chiesa. Così finisce la vita e l'autonomia della grande Abbazia di San Benedetto. Dopo essere passata all'amministrazione dell'Abbazia di Vallombrosa nel 1526 viene concessa per sempre al Capitolo della basilica di San Lorenzo” (11). Ridotta l'Abbazia a semplice parrocchia, i fabbricati furono trascurati, con la conseguenza che abbiamo sopra visto.Massimo Ragazzini
NOTE
(1) Marco Galizzi, Lo zen della tagliatella romagnola, Il Ponte Vecchio, Cesena, 2011, p. 97.
(2) Inferno, Canto XVI, 94-105.
(3) Paolo Bandini, S. Benedetto in Alpe e la sua secolare Abbazia, Raffaelli, Forlì, 1934, p. 64.
(4) Paolo Bandini, cit., p. 65.
(5) Enzo Donatini, Confluenze artistiche nel territorio, ne Il Parco del crinale, tra Romagna e Toscana, Alinari, Firenze, 1992, p.104.
(6) Sauro Gelichi e Valerio Brunetti, Notizie sullo scavo della cripta della chiesa abaziale di San Benedetto in Alpe ne “I quaderni dell'Acquacheta, 2”, Pedanesi, Roma, 1988, p. 114.
(7) Ugo Maestri, Breve storia di San Benedetto in Alpe, Pierguidi, Rocca San Casciano, 1991, p. 7.
(8) Paolo Bandini, cit, pp.70 e 71.
(9) Sauro Gelichi e Valerio Brunetti, cit., p.114.
(10) Giuseppe Rainetti, L'Alpe di San Benedetto e la sua Abbazia, ASKA, Firenze, 2010.
(11) Ugo Maestri, cit, p. 6.
(12) vedasi il sito web www.operamedicealaurenziana.it
(13) Paolo Bandini, cit., pp. 29 – 48.
(14) Bruno Gurioli, Silvia Tagliaferri, Per l'edizione delle carte del Monastero di San Benedetto in Alpe in L'alta Valle del Montone, Deputazione storia patria per le province di Romagna, Documenti e studi, Vol. XXXVII, Bologna, 2006, pp. 23-38.
Venerdì 23 dicembre 2016:
Presentazione del trasferimento dell’Abbazia di San Benedetto in Alpe
di proprietà dall’Agenzia del Demanio al Comune di Portico e San Benedetto
e del Progetto di Valorizzazione dell’Abbazia, intervengono:
Interpretazione di Dante a cura di Ivano Marescotti in uno spettacolo a ingresso gratuito.






